Lasciamo dormire le Erinni
Tre donne per giudicare il Cav. puttaniere e concussore sono come le Erinni che vendicano il misfatto perseguitando il malfattore. Così vanno dicendo i più, tra piazze e sagrati, affamati di giustizia cruenta. Con le Erinni c’è poco da cincischiare, le tre sorelle furenti sono attratte dal sangue, prediligono gli assassini, i matricidi come Oreste secondo il racconto di Eschilo. Ma proprio la virtù catartica della tragedia antica dovrebbe aver lasciato qualche insegnamento da trattenere ancora oggi.
5 AGO 20

Intanto il Cav. non è un sanguinario, e poi le Erinni non giudicano ma sono parte in causa e perfino perdente, ancorché ben risarcita. Oreste, purificato e protetto da Apollo in quanto figlio di Agamennone più che di Clitemnestra (prodigi del diritto patriarcale), viene giudicato da un tribunale di ottimati ateniesi posti sotto la tutela di Atena, dea virginale e armipotente. Le sorelle figlie della Notte, le scatenate Erinni, rivendicano il diritto matriarcale offeso: il reo subisca la loro danza selvaggia di morte. Atena, figlia di Zeus, si pronuncia a suo favore e dispone che, in caso di parità fra i voti degli ottimati, Oreste sia libero.
Così accade: il matricida è assolto. Ma le Erinni sconvolte minacciano di capovolgere la sentenza con furore mortale. A quel punto, colpo di scena, la saggia Atena le placa promettendo loro un culto onorevole ed eterno nella polis. Cosicché le Erinni, da demoni vendicativi che erano, si trasformano in Eumenidi: numi venerandi tutelari della giustizia. Sarà un corteo di donne ad accompagnarle nella loro dimora di sotterra. La lezione? Non c’è vendetta capace di pareggiare i conti con la giustizia, quando questa sia equa. E il Cav. che c’entra? Già, che c’entra il Cav. con Oreste? Lasciamo dormire le Erinni.